Il fiore del male




Subito dopo aver superato il passo, fra i tronchi di grandi alberi, intravedo un mare di fiori bianchi.
Per arrivare fin quassù c'è voluto uno spericolato viaggio in jeep della durata di tre ore. In un campo circondato da un rozzo recinto di rami, una famiglia è intenta al lavoro.. ci sono due ragazzine, due ragazzi più grandi, la madre, ferma, al bordo del campo, che indossa un turbante nero e il costume tradizionale blu, rosso e nero della tribù dei Mon. Le due ragazze emergono solo con il busto da questo mare di bianco. Con estrema delicatezza, intervengono su ogni singola piantina: con l'ausilio di una spatola incidono le verdi capsule dei fiori e ne raschiano via una sostanza marrone, appiccicosa. Ci sorridono timide, senza interrompere il lavoro. Cinguettano gli uccelli, cantano i grilli, altrimenti silenzio.

I Mon chiamano questa pianta (e il suo lattice bruno) yeng, mentre il nome che le hanno dato i biologi è papaver somniferum, o papavero da oppio. La sostanza marrone e appiccicaticcia è oppio purissimo, da cui si raffinano la morfina, la codeina, l'eroina e altri oppiacei.
La coltivazione del papaver somniferum (illegale ma diffusissima), non è praticata direttamente nel cosiddetto "Triangolo d'Oro" tra la Thailandia, il Laos e la Birmania, ormai letteralmente preso d'assalto dai turisti, bensì sulle circostanti montagne calcaree, le inaccessibili propaggini dell'Himalaya che, ricoperte da fitte foreste, si estendono dal Tibet Orientale al Vietnam del Nord. Nel "Triangolo d'Oro" le tribù che lottano per l'indipendenza hanno coltivato il papavero per generazioni e oggi più che mai sono il punto di riferimento per gli acquirenti all'ingrosso. Secondo le stime dell'International Narcotics Control Board, un organismo dell'ONU, annualmente vengono riprodotte in questa zona 3.000 tonnellate di oppio puro, sufficienti per raffinare, in numerosissimi piccoli laboratori nascosti nella giungla, l'incredibile quantità di 300 tonnellate di eroina. La bianchissima eroina n.4 del "Triangolo d'Oro" è considerata la migliore del mondo.
L'efficacia delle misure adottate dalle autorità thailandesi per ostacolare i signori dell'oppio ha costretto questi ultimi a trasferirsi nel Laos e, soprattutto in Birmania.

Da paese produttore, la Thailandia si è così trasformata in paese di transito, destinato ad essere la principale via d'accesso ai mercati mondiali, in virtù della sua rete di infrastrutture e di trasporti relativamente ben sviluppata. Da Bangkok i corrieri dell'eroina raggiungono Hong Kong, l'Australia, gli Stati Uniti; in questi ultimi anni l'Europa (che viene raggiunta passando per l'Africa occidentale) è sempre più spesso la loro destinazione finale.
Quattro quinti dell'eroina consumata a New York viene prodotta nel "Triangolo d'Oro". La polizia thailandese, come quella di tutti gli stati interessati al fenomeno, riesce a sequestrare al massimo il 5% della droga in circolazione: 815 kg di eroina e 688 kg di oppio nel lontano 1990.

Quello che preoccupa i funzionari dell'Office of the Narcotics Control Board (ONCB), che coordinano la lotta agli stupefacenti, è il fatto che una quantità crescente di droga non venga più venduta ai mercati mondiali, ma che sia destinata ad un consumo interno. "Ormai non si tratta più soltanto di un problema degli uomini bianchi", scriveva il Bangkok Post nel 1988. I thailandesi che "cacciano il dragone" e cioè fumano o si iniettano eroina, sono quasi 600.000, 300.000 nella sola Bangkok. (cifre dei primi anni '90 ndr).
Il papavero da oppio, che cresce solo oltre i mille metri, si pianta in agosto e si raccoglie da gennaio in poi. Sulle capsule si praticano delle piccole incisioni con una sorta di coltellino a cinque lame, per far sì che fuoriesca il lattice bianco che una volta rappresosi diventa oppio puro.

Il campo che è davanti a noi è lungo 30 metri e largo 60, produce in due raccolti circa 8 kg. Di oppio. "Quando viene il tempo del raccolto, i mercanti della città vicina vengono al villaggio", racconta il figlio minore della famiglia Mon "e noi barattiamo lo yeng con benzina, vestiti, riso e anche dolciumi". Volendo si può anche avere del denaro, un tot a seconda della qualità. "Non so cosa ci facciano i mercanti" dice, " sicuramente lo rivenderanno a chi vuole fumare". Chiedo perché la sua famiglia non sostituisca al papavero da oppio il riso, come consiglia il governo. "Con il riso si guadagna molto meno" risponde lui, " e poi abbiamo sempre coltivato lo yeng".
I Mon emigrarono dal Vietnam, Laos e Cambogia dalla Cina meridionale. Quando vinta la cosiddetta Guerra dell'Oppio del 1840 - 42, le truppe inglesi reintrodussero in Cina il commercio dello stupefacente con la forza delle armi, la campagna di marketing organizzata dalla Compagnia Delle Indie Orientali per lanciare questo prodotto riscosse un tale successo che i Mon intervennero per cercare di soddisfare la fortissima domanda. Questa bellicosa tribù di montagna fece però in modo che l'oppio non distruggesse anche la comunità: a tutt'oggi solo gli uomini sposati e sistemati, o i malati possono fumare.

I Mon e le altre tribù montane che producono oppio guadagnano solo quanto è sufficiente ad assicurare loro la sopravvivenza. Sulle montagne del "Triangolo d'Oro", il prezzo dell'oppio è inferiore di 100 volte a quello pagato per il prodotto finale, l'eroina, sulle strade delle metropoli dei Paesi industrializzati.



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