KOH RACHA (Raya)

di
Diana Pasetti

Raya o Racha...i depliant turistici me la facevano trovare ovunque in questo mio ultimo viaggioa Phuket.
Guardavo le foto con la bocca storta e mi domandavo dov'era la diavoleria!
Già, perché le isole più belle, le spiagge più ospitali, la natura più appagante della Thailandia uno se le deve andare a cercare,se pubblicizzano tanto un luogo vuol dire che ormai è un posto rovinato dalla mano dell'uomo.
Così è stato, per tutte le isole che ho visitato quando erano deserte e prive di attrezzature, e rivisitato poi anno dopo anno per constatare un degrado crescente.
Le ho sempre trovate, con il passare del tempo, più massacrate e con la gran voglia di sfuggirle invece di esserne attratta.
L'esempio più lampante di tutto ciò è la ex splendida Coral Island.Adesso a mala pena si riesce a fare il bagno, a fare una passeggiata lungo una spiaggia che era tra le più belle, e solo zigzagando tra persone di ogni nazionalità. Il mare è invaso da ogni astuta trovata moderna e il cielo poco si vede coperto com'è da parasayling.
Dalle foto Racha sembrava stupenda,ma si si sa che le foto sono sempre prese in momenti particolarmente tranquilli quando rimane solo la luce del tramonto infuocato con una spiaggia infinita.
Ora, accadde che una sera,ritornando, in barca da uno degli ultimi Paradisi le passammo vicino e il nostro accompagnatore disse :
"Vedi quella è Racha!"
"E' bella? "chiesi e il ragazzo appena ventenne rispose con un brillio nei suoi occhi neri
"Bellissima...bellissima!"
Così questa mattina, con il compagno della mia vita , siamo andati alla scoperta di Racha. Avevo ancora storto il naso prenotando l'escursione ci veniva offerto uno speed boat quale mezzo di trasporto mentre a me piace prendermi tutto il tempo, in mare, navigando lentamente sui flutti e assorbendo a lungo la natura sconvolgente prima di arrivare a destinazione
Invece ho dovuto ricredermi, è stato davvero divertente e poi.gli orientali ti sanno mettere così a tuo agio che tutto diviene subito "casa" persino uno speed boat che domina il mare e le sue profondità con l'agilità di un gabbiano!
Così ci siamo trovati a far parte di un gruppetto eterogeneo di persone,corpo a corpo, su quel diavolo di mare.
Mi sono appoggiata al petto di mio marito, durante la traversata, tenendomi forte ad una barra di ferro. Ci trovavamo all'esterno dell'imbarcazione, il salvagente infilato obbligatoriamente, caso mai fossimo caduti in mare
Ed ecco la punta dell'imbarcazione alzarsi quasi nell'aria per ricadere sulle onde altissime dominandole e il mio stomaco saltare in su e giù mentre l'acqua salata ci bagnava il corpo con sferzate violente di spruzzi improvvisi.
I nostri "Ohhhhh" "Ohhhhhhh" mettevano allegria.
E man mano che Phuket si allontanava alle nostre spalle, andavamo incontro al mare e al cielo...cielo e mare soltanto.
Infine...dopo un'oretta circa, eccola Racha divenire sempre più grande ai nostri occhi e meno solitaria. Altri piccoli atolli le erano vicini, altri isolotti o isole ma lei pareva proprio impenetrabile.Una montagna di verde galleggiava pretenziosa e imponente davanti a noi.
Lo speed boat ha rallentato la sua corsa per poi virare e incunearsi in un canale, un aprirsi di braccia tra la fitta vegetazione,lasciarci entrare infine mostrandoci una spiaggia a forma di mezzaluna lucente al sole già alto, quasi finta per quanto ci appariva bella.
Piano piano i due potenti motori si sono assopiti e ci siamo potuti avvicinare sui bassi fondali di un oceano sempre più degradante verso terra, fino a mostrarci i colori più intensi dei suoi fondali dove rifletteva tutto il blu del cielo.
Si, questa è Racha , uno dei tanti paradisi di questa terra benedetta dalla natura, dove tutto pare immobile da secoli, dove tutto pare tanto immenso da farci sentire piccole formiche curiose travolte dall'immensità della natura.
Siamo approdati sulla spiaggia e ci siamo radunati un attimo intorno al nostro accompagnatore, un ragazzo neozelandese stabilitosi quaggiù inseguendo i suoi sogni e i suoi desideri.
Il simpatico Andrei, molto timido e rispettoso, ormai integrato thai. Ci indicava delle sdraio allineate sotto ombrelloni e dei bungalow ove si potevano avere delle comodità europee. E meno male perché il sole altrimenti sarebbe stato davvero tiranno. Ci accomodammo W. Ed io lasciando disordinatamente asciugamani e creme su un paio di sdraio e subito andando alla ricerca di pinne da affittare...ce ne offrivano di ottime per due soldi ed un sorriso. E eccoci in mare , di nuovo in mare per nuotare adesso, circondati dalla barriera corallina, da pesci tropicali, da scoperte subacquee senza fine.
I turisti non sono moltissimi, Racha è lontana da Phuket. Ci sono due sole spiagge in tutta l'isola, le correnti sono forti, ma come nelle isole Similan è il massimo che si puo' ottenere nell'esplorazione per gli appassionati di subacquea. Mentre nuoto lo sguardo si perde rivolto verso la vicina spiaggia e intravedo bungalows, ponticelli di legno e terrazzini costruiti alla meno peggio intorno alle rocce calcaree dell'isola
Tornata sulla spiaggia, mi siedo lungo il bagnasciuga e mi diverto a disegnare sulla sabbia...una sabbia tanto fine da accettare geroglifici davvero impercettibili fatti con la punta delle dita.
Tutto è commovente qui, tutto! Il cielo e il mare che si abbracciano mentre sulla terra regna una fitta vegetazione e domina la foresta di palme. I massi si intersecano amalgamandosi nel paesaggio in semplice armonia.
Verso mezzogiorno, ci siamo trovati con gli altri compagni di viaggio sotto il terrazzo che pareva improvvisato tra palafitte costruite circondando i massi naturali dell'isola. In un residence ci servirono come sempre in queste gite, un pranzo tailandese poi ricordato con molta nostalgia.
Pesce,pesce e riso...e ancora pesce. E l'allegria esplodeva, e il cuore di tutti saltava, e i corpi nudi si facevano finalmente sentire in tutti noi vibrando. I nostri corpi erano liberi , come l'anima, come il respiro, come il pensiero!
C'è una stradina tagliata nella giungla che parte da dietro il residence principale e porta salendo ripidi scalini tagliati nella giungla in alto da dove si poteva osservare un panorama mozzafiato un inno all'immensità del creato
E dopo il lauto pasto che pur ci lasciò leggeri, riprendemmo a girovagare per la spiaggia, a nuotare, un andata e ritorno tra mare e terra come se le onde ci avessero insegnato il modo migliore per poterlo fare
Verso le tre del pomeriggio ci si siamo riuniti, noi componenti il piccolo gruppo dei partecipanti, sullo speed, ed è stato un ammucchiarsi di magliette, un miscuglio di asciugamani, un aprirsi e chiudersi di una cassetta termica per prendere ora una bibita ora una banana e via, si riparte...ed ora arriva la sorpresa più bella se ancora ci puo' essere... si circumnaviga lentamente l'isola non ci sono altre spiagge solo la fitta giungla che degrada a picco nel mare
Mi ricordo il mio bambino quando mi chiedeva: "sanno nuotare le isole?"
Eh si qui pare che l'isola stia davvero nuotando scherzando con il mare.
Ci siamo avvicinati alle rocce e l'imbarcazione si è fermata e tutti, io fifona compresa, ci siamo gettati in alto mare tuffandoci, ma proprio alto a ridosso di fondali trasparenti e luminosi dove hanno nuotato intorno a noi miriadi di pesci senza paura accarezzandoci e sfiorandoci e facendosi ammirare come stelle avvezze agli applausi. Rimasto a bordo, un bambino gettava in acqua pezzi di pane ed eccoli subito in superficie i pesci ; i blu cobalto, i gialli, i verdi, i rossi, i violetti a mischiarsi con i riflessi dell'acqua accesi dal brillare di una luce intensa e infinita.
Un'ora in acqua e forse di più acqua alta e senza nessuna paura...troppo attraente lo spettacolo.
Avrei voluto perdermi nel tempo nello spazio, nel sogno ma la realtà ci ha riportati a Phuket, per mezzo di uno speed boat ormai domato persino dal mio innato senso di timore.
I nostri corpi si sono poggiati nuovamente su una terra sicura, molto occidentalizzata, ove nulla manca se non la consapevolezza di essere ritornati alla civiltà da uno degli ultimi Paradisi.



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