Dopo un lungo periodo di migrazioni, di suddivisioni e di brevi regni, tra il VII ed i XIII secolo d.C. l'intera regione venne riunita sotto l'influenza del regno khmer di Angkor fino a quando la coalizione dei principi Thai non riuscì a respingere i Khmer nell'attuale Cambogia dando vita al periodo Sukhothai (1238 d.C.).
Questo fu un periodo d'oro, fatto confermato tutt'oggi anche dai resti delle splendide costruzioni, che consentì un enorme sviluppo economico e sociale che continuò anche durante il periodo Lanna (XIV secolo).
Dal XV secolo ebbe inizio il periodo di Ayuthaya dove l'economia fiorì ulteriormente grazie ai contatti con gli europei. Portoghesi, Olandesi, Inglesi, Danesi e Francesi fecero la loro comparsa nel Siam tra gli anni 1605 e 1662; proprio in questo periodo venne coniato il termine farang, tutt'ora in uso per indicare uno straniero, dalla abbreviazione del termine farangset che significa "francese".
Nel 1782 andò al potere Chao Phaya Chakri con il titolo di Rama I che portò definitivamente la capitale a Bangkok.
La Thailandia moderna e progredita iniziò con Rama IV, il Re Mongkut del film "Anna and the King", che aprì in tutto lo stato scuole moderne ed in linea con gli standard occcidentali dell'epoca e strinse numerosi accordi commerciali con i partners occidentali. Ma la vera svolta ebbe luogo con l'ascesa al trono di suo figlio Rama V Chulalongkorn che regnò dal 1868 al 1910. Educato secondo la scuola europea, continuò la via riformista intrapresa dal padre abolendo la schiavitù, istituendo un nuovo codice legale, costruendo strade e ferrovie e, soprattutto, intrecciando quei rapporti di collaborazione economica, politica e militare con gli Stati Uniti che durano ancora oggi.
Malgrado questa ondata di riforme la monarchia rimaneva ancorata ad un regime dispotico, lo sviluppo dell'istruzione favoriva intanto l'emergere di una élite intellettuale che mal sopportava l'emarginazione, finché si arrivò al 1932, quando un colpo di stato abolì la monarchia assolta e impose al re una costituzione e un parlamento.
Pridi Phanomyong, ispiratore del movimento, venne però esautorato dai militari, che lo consideravano troppo di sinistra. Solo più tardi nel1944, egli riuscì a ritornare al potere, raccogliendo i frutti della sua resistenza contro i giapponesi durante la guerra.
Preoccupata dalla presenza delle potenze coloniali che accerchiavano il paese, la Thailandia si era orientata verso un nazionalismo militarista che tendeva a rafforzare le sue affinità con il Giappone.
Questa tendenza era stimolata in particolare da Pibul Songgram che dovette in un primo tempo ritirarsi, in seguito alla disfatta dei giapponesi, ma riprese il potere nel 1947, dopo il misterioso assassinio del re Ananda Mahidol, fratello maggiore del re attuale.
Fra gli anni 1932 e il 1958 si succeddettero ben sette colpi di stato e sei costituzioni, che non fecero che rafforzare l'oligarchia militare al potere. Nel 1963 divenne primo ministro il maresciallo Thanom Kittikachorn: il suo dispotismo contribuì ad alimentare la crescita dell'opposizione interna, che culminerà poi nella rivolta degli studenti dell'ottobre 1973.
Alle prese con una situazione economica difficile, dovuta in gran parte al disimpegno americano nel Sud Est Asiatico, minacciato da un'opposizione sempre più combattiva e organizzata, il primo ministro aveva troncato ogni illusione di democrazia con un ennesimo colpo di stato, nel novembre del 1971. L'anno successivo gli studenti iniziarono ad organizzarsi e a manifestare il loro malcontento. Si registrano anche molte manifestazioni di violenza antigiapponese (i giapponesi sono accusati di rovinare l'economia tailandese).
Sostenuto da alcune personalità progressiste, il movimento studentesco reclamava una nuova costituzione. Il Re tentò una mediazione, ma il 14 ottobre 1973 si arrivò allo scontro aperto: i militari lanciarono autoblindo ed elicotteri contro i cortei dei manifestanti. Vi furono oltre 350 morti e un migliaio di feriti.
Nell'ottobre 1974 una nuova costituzione venne proclamata dall'effimero governo civile presieduto dal professor Sanya Dharmasakti.
Dopo i disordini del 1974 (scioperi, manifestazioni di contadini, dimostrazioni antigiapponesi, cruente sommosse a Bangkok) l'anno 1975 offre una breve tregua agli storiografi dei colpi di stato.
E' in questo periodo che i B52 evacuano il territorio tailandese (l'ultimo soldato americano abbandonerà le delizie di Patpong il 20 luglio 1976) e il governo di Kukrit Pramot scambia ambasciatori con Pechino, in virtù della nuova "diplomazia del bambù".
Ma il paese non migliora certo le sue condizioni, perché un nuovo colpo di stato, intervenuto nell'ottobre 1976, porta alla soppressione del diritto di sciopero e ad una drastica censura su editoria e stampa, nonché ad una nuova costituzione (la decima dal 1932) composta di soli 29 articoli (contro i 200 della costituzione del 1974).
Un anno dopo il potere cambiò mano un'altra volta, ma il nuovo governo fallì e dette le dimissioni. Il generale Prem Tinsulanond s'incaricò di guidare un governo di coalizione e nell'aprile 1981 riuscì a sventare, grazie anche all'appoggio del re, un ennesimo colpo di stato rimpastando il governo.
In questa democrazia, malata e sempre beffata, si traduce il profondo disagio della vita economica e sociale tailandese, aggravato dallo stato di guerra presso le sue frontiere. L'equilibrio auspicato nella diplomazia de bambù si rivela un esercizio pericoloso, nel contesto delle alleanze Washington-Pechino e Hanoi-Mosca.
In ogni caso, qualunque sia la capacità e la buona volontà delle forze al potere, i "cinque gravi pericoli rimangono come un dono avvelenato che ogni governo passa al successivo: " La guerriglia comunista, la corruzione, la povertà, la criminalità e le fazioni sovversive".
Mentre la dinastia Chakri è tuttora al potere con Rama IX, S.M. Bhumibol Adulyadej, negli anni più recenti, la Thailandia è stata teatro di numerosi colpi di stato da parte di giunte militari fino all'ultimo del 29 febbraio 1991.
A seguito di sanguinose rivolte popolari, la democrazia venne ristabilita nel 1992 e negli anni seguenti vennero indette libere elezioni fino alle ultime del 1997, resesi necessarie in seguito alla caduta del governo travolto dalla crisi delle economie asiatiche.
Attualmente la Thailandia è politicamente una monarchia costituzionale; i militari, pur mantenendo una posizione privilegiata, sono stati affiancati da politici eletti democraticamente ed, al momento, la situazione sociale e politica non presenta conflitti o pericoli eversivi.